11/10/2009

QUANDO LA CLASSE DIVENTA UNA GABBIA

federica.JPGDi questi tempi, i media danno sempre più peso agli atti di violenza, anche se non hanno una rilevanza nazionale, perché fa notizia e in particolare la televisione tende a spettacolarizzare i fatti per esigenze di ascolti. Anche nella micro-realtà della scuola ciò che fa parlare sono i pestaggi e gli atti di vandalismo ad opera dei bulli, complice il fatto che nella maggior parte dei casi gli stessi insegnanti ne hanno paura.

Infatti, essendo il bullismo un tema difficile da affrontare per tutti, i docenti si spaventano facilmente davanti a situazioni e persone che temono di non saper gestire. Il bullismo è difficile tanto da denunciare quanto da risolvere, perché le vittime non sanno chi è la persona giusta con cui parlare e gli adulti, gli amici non sanno quale sia il consiglio giusto da dare, né conoscono possibili vie d'uscita. Sia le carenze (affettive, mentali e di qualunque altro genere) dei bulli, sia i timori che gli insegnanti nutrono verso un eventuale loro coinvolgimento (che li portano ad un completo “lasciar fare”) fanno sì che le violenze fisiche e sugli oggetti si aggravino sempre di più e che si amplifichino le chiacchiere e l'importanza dedicata dai media a questo tema.

Sebbene per le vittime sia difficile parlare delle violenze subite, chi patisce fisicamente può essere più facilitato rispetto a chi viene insultato e ricoperto di false accuse. La violenza verbale, infatti, non fa parlare, ma lascia un dolore più profondo e duraturo. A scuola, in classe, così come in un ambiente di lavoro, si può arrivare alla nascita di meccanismi che una volta partiti non possono più essere fermati in nessun modo. In questo caso, i bulli se la prendono con chi gli dà fastidio (perché ha qualche merito o capacità più di loro, o semplicemente perché vedono in lui qualche punto debole) e iniziano ad odiarlo. La prima reazione che questa emozione suscita in loro è semplicemente la voglia di insultare, alla quale non mettono di certo alcun freno. Dopo una prima fase di probabile indifferenza da parte di chi subisce, l'insulto non basta più e si passa all'accusa, costruita su misura per quella situazione. Il pretesto può venire da una parola, da un gesto o da un atteggiamento della vittima, anche per avere una “buona” scusa su cui basare tutta la macchinazione.

Sebbene inizialmente ci sia un clima di indifferenza, poi la vittima prova a chiedere ai bulli di smettere, perché la cosa sta iniziando a darle veramente fastidio. Incoraggiati dalla conferma del dolore provocato, i bulli amplificano le loro parole. La vittima è davvero esasperata e non sa più che fare. Inoltre, ogni accusa rafforza la convinzione dei bulli che ciò che dicono sia vero, portando anche chi non si è ancora schierato ad affermare che gli insulti siano fondati. Nel cosiddetto mobbing, chi compie atti di bullismo è protetto dal gruppo, perché la vittima non riesce ad accusare una persona in particolare, in quanto è la somma delle parole di tutti che l'hanno fatta star male.

La situazione più dolorosa è quando i “carnefici” si trovano nella stessa classe della vittima, nel suo stesso gruppo, perché è più difficile sfuggirgli. Quando la conoscono abbastanza bene da sapere esattamente i suoi punti deboli, da saper smascherare il suo dolore anche quando cerca di nasconderlo, non sa nemmeno che mezzi usare. Se le persone che le fanno del male sono anche le stesse alle quali dovrebbe essere affezionata, perché sono i suoi compagni, i suoi amici, sarà improbabile che riesca ad immaginare per loro la prospettiva di farli soffrire come hanno fatto con lei. Anche perché un dolore così non lo si augura davvero a nessuno.

Un dolore che si impone ogni giorno, con cui chi subisce deve imparare a convivere per sopravvivere, perché ogni giorno si ripete, si ripropone sotto forma nuova, con parole sempre più pungenti e calibrate. Tuttavia, la sofferenza non è una valida filosofia di vita e non può essere di certo portata avanti. Psicologi, esperti, insegnanti e chi entra così spesso in classe per parlare di bullismo con un'impertinente banalità, suggeriscono sempre alle vittime di rivelare il loro dolore agli insegnanti, agli amici e ai genitori. Ora, è possibile che gli insegnanti incaricati di giudicare l'integrazione di ogni ragazzo nella classe, che passano le loro giornate con gli alunni, non si accorgano di nulla? Se ne accorgono eccome, ma nascondono la loro paura di non saper controllare la situazione dietro alla semplice scusa che se non fanno niente vengono pagati lo stesso. In realtà la maggior parte di loro non lo pensa davvero, però, pur di non ammettere di essere intimoriti (più che altro per eventuali danni alle le loro automobili), si inventano questa convinzione.

Rifugiandosi dietro al fatto che certi compiti esulino dai loro obblighi contrattuali, non rispondono solo agli alunni, ma anche a loro stessi, quando si chiedono se sono realmente buoni insegnanti. Gli amici coetanei della vittima sono probabilmente vittime come lei e, se non lo sono, non possono di certo far altro che cercare in qualche modo di sostenere moralmente il compagno. I genitori della vittima sono spesso da lei considerati troppo lontani e di certo estranei alla realtà della classe; se provassero ad intervenire si scontrerebbero solo con un'istituzione che sottovaluta i problemi, prima, e con i protettivi procreatori dei bulli, poi. Però, le vittime non sono portate a parlare dei loro problemi con gli altri perché ciò implicherebbe l'ammettere di essere deboli, cosa non facile a nessuno. A rendere ancora più difficile la situazione c'è l'assoluto rifiuto dei bulli a ritenersi colpevoli, figuriamoci a pentirsi.

Confrontando le reali situazioni delle classi del nostro Istituto con i risultati dell'indagine, ne deriva che in un particolare aspetto non sono affatto verosimili. Pochissime persone, infatti, hanno dichiarato di aver commesso prepotenze, mentre il numero dei testimoni e delle vittime è sproporzionato. In realtà il modello socialmente “vincente” nella scuola media è proprio quello del bullismo, quindi i bulli e quelli che li tollerano dovrebbero essere numericamente superiori rispetto a chi ha dichiarato di aver subito prepotenze. Sono certa che proprio gli elementi più nocivi hanno preferito rispondere che non hanno mai visto né partecipato, né sono mai stati vittime di soprusi, non tanto per risparmiare la fatica dell'ulteriore scheda che avrebbero dovuto compilare in quel caso, quanto per il gusto di commettere un ennesimo atto di vandalismo, questa volta contro l'indagine stessa, mentendo apertamente.

La soluzione potrebbe essere quella di prevenire situazioni difficili e comprensibilmente insostenibili. Bisogna insegnare a rispettare gli altri, anche con l'esempio degli insegnanti stessi, perché sarà improbabile riuscire a credere a chi non pratica ciò che predica. Se, infatti, una persona non “va giù” ad un'altra, non è detto che questa debba tormentarla: si possono semplicemente rispettare le idee altrui, e se proprio non ce la si fa, attuare la politica del “vivi e lascia vivere”. 

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Questo è un classico esempio di scheda (con ripensamento) compilata dai bulli che ho trovato tra quelle distribuite nella scuola.

Federica

06/10/2009

IL BULLISMO VERSO I PROF

Casio Digital Camera 244.jpg Il bullismo esiste da sempre in varie forme, solo che prima si tendeva a non parlare di questi problemi. E' una piaga che si trascina da molto tempo; accomuna tutti gli studenti a partire delle scuole elementari fino all’università. Si pensa di risolvere il bullismo con un 5 in condotta? Questa sarebbe la misura anti-bullismo? Il bullismo è un problema serio, diffuso, complesso e preoccupante e le dinamiche del bullismo possono incidere in maniera molto grave sugli alunni che ne sono vittima. Molte volte si sottovalutano questi fenomeni, per troppo tempo si è trascurato questo elemento. I genitori, i professori e gli alunni hanno fatto finta di non vedere, non hanno dato importanza dicendo: sono ragazzate. Oggi sappiamo che le persone attaccate dai bulli possono anche andare in depressione, provare senso di impotenza, perdere fiducia in se stessi; problemi molto preoccupanti e anche purtroppo molto diffusi. Non si può liquidare dicendo solo che sono ragazzi difficili, che hanno problemi di personalità, anzi, io oserei dire il contrario, sono molto sicuri di sé stessi, hanno un personalità aggressiva e non sono quasi mai ragazzi complessati che devono sfogare le loro frustrazioni suoi compagni.

La ricetta magica è il cinque in condotta: il problema è risolto, il bullo sarà bocciato; ovviamente la prima domanda che viene in mente è: quel bullo dove andrà a finire? Se la prenderà con quelli ancora più piccoli, l’anno prima era bullo, ora essendo il più grande incuterà maggior paura nei nuovi compagni; e sarà ancora bocciato fino a quando non raggiungerà l’età idonea per poter scegliere di concludere i propri studi e si troverà catapultato nel mondo del lavoro senza un’adeguata istruzione. Veramente si vuole affrontare il problema in questo modo? Il problema del bullismo va affrontato dove si manifesta, è un problema difficile e non ci sono ricette miracolose, bisognerebbe investire tempo e denaro invece di scegliere questa strada semplicistica. Inoltre, avvicinandosi all'età adulta, il timore verso gli insegnati diminuisce e il bersaglio preferito non sono più i compagni, coi quali diventa più facile solidarizzare: si attaccano i professori, quelli più deboli, che riescono a malapena a gestire una classe. Voglio analizzare questo punto perché nella mia classe si vengono spesso a verificare, nei confronti soprattutto di determinati insegnanti, fatti estremamente spiacevoli. Questa questione mi sta molto a cuore perché mi sembra scorretto trattare male delle professoresse poco risolute, caratterialmente deboli, insomma. I cosiddetti bulli, approfittando della loro insicurezza, iniziano a prenderle in giro pesantemente con scherzi stupidi e infantili.

In quelle ore la classe si trasforma in un asilo nido: grida, volano insulti di ogni tipo, sparano musica al massimo dai cellulari sempre più potenti, si nascondono dietro la porta e accendono e spegnono le luci fingendo un cortocircuito. Prendono il cancellino e ci sporcano di gesso la sedia della prof, mentre due componenti della classe, fingendosi fidanzatini, fanno delle effusioni facendola scandalizzare. Alcuni alunni nascondono l'astuccio e il libri della prof nell'armadio e lei li cerca disperatamente per tutta la classe... e molto altro ancora!

Analizzando i questionari della mia classe ho notato che solo 3 persone su 17 affermano che ci sono delle forme di bullismo verso i professori! E il resto della classe non se ne accorge? Scandaloso!

Molti affermano di non aver mai visto forme di bullismo: direi impossibile dato che succedono in classe oppure non sanno che bullismo si può rivolgere anche alle professoresse? Vengono prese in giro, umiliate, maltrattate, sopportano scherzi stupidi fatti dagli alunni; e poi arrivano le mamme di questi e si lamentano che è tutta colpa degli insegnanti sei i loro figlio non imparano niente. E’ necessario che i genitori smettano di interferire e favorire i figli a discapito dei professori; se stessero più attenti molto probabilmente andrebbero meglio a scuola.

E' sempre così: le professoresse vengono prese per pazze e gli alunni passano per angioletti, ormai ci sono ben poche docenti che riescono ancora a tenere una classe e questo è un grosso problema... ma perché non ci sono più i professori “di una volta”? Prima si doveva dare cieca obbedienza e rispetto e ora è tutto l’opposto; riusciremo mai a trovare una via di mezzo?

Si dovrebbe trovare un modo per cambiare questa scuola, non si può andare avanti così, adesso ci sono alunni menefreghisti e svogliati e docenti poco motivati che hanno perso la passione per il loro lavoro. Vorrei fare un piccolo augurio, che le nuove generazioni possano cambiare in modo positivo e si rendano conto che la scuola è un luogo insostituibile per la propria formazione intellettuale ma anche morale, che i professori riescano ad essere più autorevoli e che le mamme possano capire che i loro figli non sono perfetti e che si rendano conto che è anche per colpa loro e del loro metodo educativo, evidentemente sbagliato, se i loro figli sono pessimi adolescenti.

Francesca

01/10/2009

IL SILENZIO

Insulti, urla, sedie sbattute contro i muri, professori umiliati che restano impotenti di fronte ad attacchi verbali eccoli i bulli a scuola. Distruggono, filmano e mandano tutto su internet. Una scena da paura il caso di un gruppo di ragazzi tra i 16 e 18 anni che hanno violentemente picchiato un ragazzino di 16 anni procurandogli lesioni gravissime solo perché durante un compito in classe non li ha aiutati. Tutto ciò è avvenuto nel cortile della scuola in presenza di tantissima gente che è rimasta in silenzio a guardare incurante.
La cosa che fa più male è “IL SILENZIO” e non ciò che accade. Un ragazzo si trova in situazioni del genere e deve subire tutto ciò a causa di questi “Eroi” che, mascherano una fragilità interiore causata dalla loro infanzia, o dalla famiglia o da amicizie sbagliate. Nessuno ha il coraggio di affrontare, di denunciare quello che accade solo perché non ci si sente tutelati dalla legge e si temono ritorsioni personali.
Il bullismo va fermato perché non favorisce lo sviluppo sociale ma soprattutto nuoce alla società in modo devastante, alimenta l'aggressività e la criminalità:non si può e non si deve tollerare tutto questo. Se tutti provassimo ad affrontare questi comportamenti anti-sociali vivremmo in una società più civile, pacifica, democratica.
Mi sconvolge la testimonianza di una madre: “Mio figlio, da ragazzo modello, studioso, gentile, garbato, allegro improvvisamente è diventato triste, abulico, distratto, scostante e chiuso in se sesso. E io mi domandavo: che cosa è successo?” Il bullismo infatti è un fenomeno più diffuso di quanto si creda, le sue cause sono varie e spesso nascoste. Il bullo infatti è un ragazzo debole in cerca di mascherare i suoi problemi e quindi si unisce ad un gruppo di ragazzi come lui spaventati dalla difficoltà di sopravvivere e di inserirsi ma soprattutto di affrontare i problemi. Il ragazzo che da solo è tranquillo, educato, insieme agli altri si trasforma in una macchina di crudeltà, forte e prepotente. All'inizio vi sono piccole prese in giro, insulti ma poi si trasformano in minacce e da parole diventano atti al margine del vandalismo. Nel branco non solo bisogna entrarci ma anche meritarne la partecipazione ai danni di se stessi e di quelli esterni.
Quali le possibili soluzioni? Non posso certo trovarle io! Forse solo una diversa educazione dei giovani. In proposito vi posso raccontare qualcosa che accede nella mia scuola dove si crede che alla base di una buona educazione civica ci siano regole condivise all'interno della comunità scolastica in grado di favorire un clima positivo e di benessere in cui si possano esercitare attivamente i diritti di cittadinanza scoraggiando ogni forma di prevaricazione e violenza. Uno strumento per realizzare tutto ciò è la Carta Europea della Scuole Democratiche senza Violenza, elaborata nel 2004 da giovani provenienti da vari Paesi europei, su iniziativa del Consiglio d'Europa. Si tratta di un documento articolato in principi, ognuno dei quali si presta ad un lavoro di riflessione, analisi dei bisogni, individuazione di strategie e azioni per la sua implementazione nella realtà scolastica, di seguito elencati.
1. Tutti i membri della comunità scolastica hanno diritto di vivere in un ambiente scolastico sicuro e pacifico. Ciascun individuo ha la responsabilità di contribuire alla formazione di un ambiente ideale e costruttivo per l'apprendimento ed il potenziamento della persona.
2. Ciascun individuo ha diritto ad essere trattato nello stesso modo, abolendo le differenze della persona. Ognuno gode della libertà di parola senza il rischio di discriminazioni o repressioni.
3. La comunità scolastica assicura che ogni individuo è consapevole dei propri diritti e delle proprie responsabilità.
4. Ogni scuola democratica ha un organo che prende decisioni, eletto democraticamente e composto da rappresentanti degli studenti, da insegnanti, genitori e da altri membri della comunità scolastica, come stabilito. Tutti i membri di questo organo hanno il diritto di voto.
5. In una scuola democratica, i conflitti sono risolti in modo costruttivo e non violento, in unione con tutti i membri della comunità scolastica. Ogni scuola ha personale e studenti preparati a prevenire e risolvere conflitti attraverso consigli ed interventi.
6. Tutti i casi di violenza sono controllati e trattati con rapidità e si segue lo stesso procedimento di risoluzione, sia se si tratta di un alunno, o di un insegnante, o qualsiasi altro membro della comunità.
7. La scuola è parte della comunità locale. La cooperazione e lo scambio di informazioni con altre entità locali sono essenziali per la prevenzione e risoluzione del problema.

In quest'anno scolastico abbiamo cominciato a partecipare a iniziative basate,soprattutto, sui principi 1 e 5: formazione dei rappresentanti di classe e d'istituto, educazione alla democrazia e alla legalità, educazione stradale. Sarà un buon mezzo per coinvolgere positivamente tutti noi nella scuola e nella società? Io ci spero e, perché non provate anche voi?

Mariantonella